Un intreccio di competenze e sensibilità

di Marinella Perroni

È difficile rendere conto in poche righe di un volume che, in realtà, è un’ambiziosa operazione editoriale con cui l’editrice Àncora lancia sul mercato una altrettanto ambiziosa operazione biblico-teologica. Si tratta infatti del lavoro di quattro bibliste (Rosalba Manes, Annalisa Guida, Rosanna Virgili, Marida Nicolaci) che traducono e commentano, ciascuna, uno dei quattro vangeli canonici. Esse stesse lo presentano come «una diversità che si illumina con la diversità: quella dei redattori/teologi (i quattro evangelisti) mediata da quella delle quattro traduttrici, ciascuna ricca di una sua particolare nota di perspicacia, conoscenza, riflessione ed esperienza professionale e umana» (p.12). Il commento proposto dalle quattro bibliste non è frutto di acribia scientifica né di un confronto dialettico con la storia esegetica dei singoli testi o con il travaglio della tradizione interpretativa. È piuttosto un’appassionata testimonianza di amore per il testo evangelico e per il suo messaggio. Sia l’analisi filologica e letteraria, sia le conoscenze storico-bibliche sono dunque funzionali a un commento fortemente vincolato alla sensibilità femminile di ciascuna di loro, sensibilità che vuole, peraltro, rappresentarne proprio il valore aggiunto.

Un’opera, insomma, che egregiamente si affianca ad altre analoghe che, ormai già da diversi decenni, hanno visto la luce soprattutto all’estero e sono pervenute in Italia solo in traduzione. Esse rispecchiano l’esigenza di quelle studiose che, rifiutando di collocarsi nell’area degli studi critici femministi, prediligono invece l’intreccio tra specifiche competenze bibliche e sensibilità femminile. Da questo punto di vista, allora, il volume può essere salutato come un’ulteriore occasione per affrontare una questione nodale della nostra cultura, anche teologica: quella del significato dell’espressione “al femminile”. Utilizzata in Italia con grande disinvoltura, essa non trova invece alcun corrispettivo nelle altre lingue europee. Rimanda, però, al problema sostanziale del rifiuto, soprattutto da parte francese e italiana, di entrare criticamente nella grande area dei femminismi contemporanei, ma anche di discutere i motivi di tale resistenza e della conseguente difesa della categoria di “femminile”. A chi pensasse che la Bibbia non c’entra con questi problemi, il commento ai vangeli della quattro bibliste italiane dimostra esattamente il contrario.

Fonte: Vita Pastorale Maggio 2015 (Periodici San Paolo)

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