La quarta ghinea

di Giulia Galeotti (Osservatore Romano)

Nel 1938, mentre l’Europa è sull’orlo del baratro, Virginia Woolf riceve tre richieste di denaro da tre diverse associazioni: un’associazione pacifista maschile che si oppone alla guerra imminente, un’associazione che si occupa di istruzione superiore femminile, e una terza che aiuta le donne a inserirsi nel mondo del lavoro. Avendo solo tre ghinee a disposizione e volendo rendere il suo denaro uno strumento di cambiamento, la scrittrice decide che darà la prima ghinea all’istituto d’istruzione a condizione che il sapere impartito non sia copia di quello maschile, ma costruisca una cultura differente insegnando «non l’arte di dominare», ma quella «di comprendere la vita e la mente degli altri». La seconda ghinea sarà per l’associazione che aiuta le donne ad accedere alle professioni, a patto che, con l’ingresso femminile, tali professioni si trasformino. La terza infine la destina all’associazione pacifista maschile perché persegue l’obiettivo comune a quello delle donne, anche se queste sceglieranno metodi e mezzi diversi per raggiungerlo. Di una quarta ghinea, non v’è traccia nel libro. Ma ci piace pensare che se un’altra richiesta fosse giunta sul tavolo della scrittrice inglese, avrebbe ricevuto una risposta simile: aiutare sì un’attività solitamente svolta da uomini e interpretata ora da donne a patto però che l’allargamento al femminile non si traduca in una mera fotocopia della versione maschile.

Di questa quarta ghinea avrebbero senz’altro beneficiato quattro bibliste italiane che si sono lanciate in un’impresa nuova: tradurre e commentare — coordinate da Rosanna Virgili — i quattro vangeli. Rosalba Manes si è cimentata con Matteo, Annalisa Guida con Marco, Rosanna Virgili con Luca e Marida Nicolaci con Giovanni. Le donne prendono dunque la parola e, come scrive Virgili nella presentazione all’opera (I Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste, Milano, Ancora, 2015, pagine 1694, euro 55), lo fanno con le loro specificità precipue. «A una passione di rara intensità che [le donne] generalmente mostrano per la Scrittura, si unisce il rigore scientifico custodito da un impegno diligente e tenace (…). A tutto ciò le donne aggiungono una capacità di intuizione speciale nella comprensione e l’impatto con la profonda e complessa esperienza umana e spirituale che la Bibbia contiene e con l’espressione letteraria con cui essa si consegna. Trattandosi di una scrittura sapienziale, la Bibbia si presenta, infatti, particolarmente consona all’intelligenza femminile che è fatta di buon senso, intelletto, capacità di discernimento e saggia decisione». Alle riflessioni di queste quattro bibliste italiane ci affidiamo, dunque, per seguire in questa settimana santa 2015 quattro momenti topici degli ultimi giorni terreni di Gesù. Iniziamo oggi con un passo dal Vangelo di Matteo (26, 6-13), commentato da Rosalba Manes.

via Osservatore Romano – Leggi qui l’originale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...